MONDO
-COLPO DI STATO MILITARE IN RUSSIA. La Wagner, gruppo di mercenari ultra addestrati, l’avanguardia dell’offensiva russa, con il suo leader Prigozhin, si sono ieri ribellati al Ministro della Difesa russa. Venticinquemila uomini e mezzi corrazzati stanno ora marciando verso Mosca che è in stato di allerta rossa. Prigozhin ha dichiarato che l’esercito regolare russo avrebbe bombardato la Wagner stessa, Putin, che parla di alto tradimento, nega ogni cosa. Le cose sono assai melmose e difficili da comprendere. Il leader della Wagner vuole la testa del Ministro della Difesa e vuole ripulire i vertici militari russi prima di scagliarsi di nuovo in Ucraina. I cittadini sono stati invitati a restare nelle case, ogni resistenza alla Wagner, dicono, sarà spazzata via. Un elicottero russo sarebbe già stato distrutto dai mercenari. E qui viene una domanda: al soldo di chi è in questo momento la Wagner?
-IL MONDO IN ALLERTA. Biden e l’alleanza atlantica stanno attenzionando la situazione russa da questa notte. Tutti i leader si arroccano dietro un velo di saggia prudenza. I servizi segreti inglesi sono convinti che la rivolta della Wagner sia a tutti gli effetti una sfida cruciale e potenzialmente mortale per lo stato russo. È impossibile comprendere in questo momento quali forze sono in campo davvero in questa vicenda.
-LO ZAR FERITO. Putin parla alla nazione: “Siamo stati pugnalati alle spalle” e parla di rinnegamento verso lo stesso popolo russo. Sia il governo sia la milizia si dichiarano, come accade sempre, i veri protettori della Patria. Saranno ore cruciali di cui certamente profitterà l’Ucraina, ormai ben rifornita di armi Occidentali. A prescindere da come si concluderà la vicenda, questa data segna un prima e un dopo in questa guerra.
ITALIA
-L’ARMATA BRANCALEONE. La CGIL oggi in piazza a Roma contro i tagli alla sanità. Annunciano: “È un’ingiustizia! Non ci fermeremo”, come fossero un’onda di marea sessantottina. Il problema non sono loro, ma chi ci crede ancora. Battaglia non giusta, ma sacrosanta direi addirittura. Purtroppo però lo strumento sindacale è ogni decennio più debole e anchilosato che mai. E quella che vuole presentarsi come una grande ondata rossa sembra soltanto l’Armata Brancaleone. Non ci credete? Ci facciano sapere tra qualche mese i professionisti del settore se hanno notato importanti novità.
FABRIANO E DINTORNI
-PALIO DEI MONELLI AL BORGO, STASERA LA SFIDA FINALE. Si aggiudica il palio dei monelli il Borgo con il suo fantastico fabbretto che con una sola manciata di colpi riesce a formare la chiave per alzare lo stendardo. Ottima prestazione anche del Piano, penalizzata soltanto dalla incredibile celerità del fabbretto giallo. Al Maglio di stasera si giocherà la partita decisiva. Negli ultimi anni la cervara sembra aver alzato la testa. Di chi sarà il palio? Intanto oggi alle 18 la messa e la processione del santo patrono, in occasione delle quali sarà riaperta finalmente la Cattedrale della città.
L’AMARO
Cos’è la verità? Quest’epoca malata, trascinandosi i prodromi del tardo ottocento e del terrore degli stati etici, ci ha abituati a pensare che qualcosa come “la verità non esista”. È la versione sempliciotta di un nietzchanesimo da salotto, per cui non esistono fatti, ma solo interpretazioni. È la semplificazione della moda di postificare ogni termine per renderlo fluido e contemporaneo, Lyotardiana memoria (post-umano, post-verità, post-storico…). Il novecento poggia su dei rimossi importanti che nessuna analisi ha interesse di far guarire. Non è il luogo per fare un’apologia della verità (s’intenda, laica prima di tutto), ma forse un piccolo pensiero si può fare intorno a una realtà fattuale: con la scusa della post-verità, ogni potere non fa che intontirci e addormentarci all’interno di visioni del mondo parziali, semplici e banali. E noi ci barcameniamo in una insostenibile confusione in cui l’unica ad essere assisa sul trono è l’opinione, da sempre simbolo negativo di parzialità da superare, oggi vessillo sacro della piccineria di ognuno.
IL CONTO
“Spesso nel giudicare una cosa ci lasciamo trascinare più dall’opinione che non dalla vera sostanza della cosa stessa”. Seneca

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