Nell’ultimo periodo sta crescendo in maniera spasmodica sia l’entusiasmo sia la paura nei confronti delle varie intelligenze artificiali. Se da una parte sono uno strumento che, unito alla potenza dei nuovi computer quantistici, potrebbe rivoluzionare campi come la scienza, la medicina e la tecnologia in maniera davvero interessante. Se il timore è che l’intelligenza artificiale possa mai sostituire l’essere umano, bisogna tranquillizzare gli animi, non avverrà mai. Può essere utile qui la lezione di Hegel. Intelletto e ragione sono due funzioni profondamente diverse. L’intelletto separa, analizza, mantiene nella scissione tutti i termini in gioco. Si tratta della pura mentalità analitica. La ragione invece unifica, rilancia, tende al “di più”. Non si ferma alle divisioni astratte prodotte dall’intelletto, ma le supera. Ciò che c’è di veramente umano è nella ragione che va oltre l’intelletto, tende all’infinito, a superare i propri limiti, ad aspirare. Sono pronto a scommettere che una ragione artificiale non esisterà mai, semplicemente perché non siamo in grado di creare qualcosa di pari o superiore a noi stessi. Non va confusa la simulazione con la realtà. Qualcos’altro invece deve preoccuparci. Il fatto, ossia, che abbiamo costruito una società globale nella quale è indispensabile la sola funzione dell’intelletto, nella quale la ragione viene fatta sopire, viene indicata come inutile (foss’anche?) o addirittura viene nascosta all’umana facoltà. Guardatevi intorno. Che mondo ha prodotto la considerazione soltanto intellettuale? Altra domanda. Che ne sarà del lavoro e dell’uomo quando effettivamente la mera funzione intellettuale è svolta in maniera incredibilmente più efficace, veloce e economica da una macchina?

Lascia un commento