Domani è il giorno del ricordo ed è ormai tradizione farci polemica sopra. Già è cominciato il solito siparietto tra le grida sgrammaticate dei fasci che contrappongono il male al male (e allora le foibe?) e le speculazioni di studiosi della sinistra del salotto che vanno ad accendere una candelina sotto l’effige di Tito. Anche qui, come per il giorno della memoria, la verità è che prevale il cieco formalismo, il mero e corrucciato “mai più” zequiliano che serve alla propria timida morale. Perché oltre le favole della retorica non c’è stato un giorno su questa terra, contiamo pure dal 1946, in cui la dignità umana non sia stata brutalmente abusata. Non è questo lo spirito per cui esistono queste ricorrenze. Siamo gocce nel mare, non ci è chiesto di salvare il mondo. Possiamo cominciare dal non essere ipocriti. Questo sì. Perché non siamo immuni al giudizio dei posteri, affatto.

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