L’amaro – 11/02/22

Quando la poltica si impadronisce di crimini contro l’umanità e di stermini, facendone un vessillo contro la sua controparte, ecco in quei casi riesce a fare più ribrezzo del solito. Succede con il ricordo del massacro delle foibe, una tragedia italiana che non ha colori, fine della storia. Se oggi i putridi destrofili nostalgici del pelato ne fanno una festività personale perché “anche la sinistra è cattiva e ha fatto più morti di noi”, è anche per colpa della stessa sinistra, che per decenni minimizzò, negò e non trattò la questione perché avrebbe significato mettere in discussione la santità di Tito. Paragonare le foibe all’olocausto è una semplificazione ignorante e storicamente ridicola. E soprattutto non c’è bisogno. Impadronirsi del ricordo di morti e di stermini è stupido. La verità è che il potere è una macchina di morte, senza compromessi. I colori sono contingenti, passano, sono come vento. Il potere e il male restano e cambiano forma.

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