L’amaro – 16/03/22

Ho l’imbarazzo della scelta, ma oggi ho deciso di scagliare la mia amarezza nei confronti della bella Fabriano come simbolo di dinamiche nazionali. La prossima tornata elettorale metterà di nuovo in mostra la grettezza, la provincialità, la mediocrità di una certa sinistra, causa dei suoi propri mali. Si tratta di quella veterosinistra dei mai compromessi, quella sinistra fatta di vecchi ideologi ancorati al loro orgoglio e da ragazzini che non hanno ancora fatto distinzione tra principio e ideale. Anche stavolta, questa allegra comitiva correrà da sola, come accade pressoché ovunque, condannandosi così all’inesistenza, alla marginalità. Perché il peccato mortale della sinistra è aver dimenticato che proprio da sinistra proviene la dialettizzazione della politica. Fu grazie alla sinistra che la dialettica divenne il motore pulsante delle contraddizioni. Ora queste stesse contraddizioni l’hanno spezzata, proprio perché non ha più saputo farsi carico della dialettica, perché è mediocre e stupida. Si è chiusa in un castello fatto con le macerie del muro di Berlino e nella sua attività di assoluta negazione di fatto si è mutata nell’alleata più ironica del sistema che andava a condannare. Io ho pietà di voi.

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