Liliana Segre afferma che ad Auschwitz non si va in pelliccia e ha ragione. Ho visitato il campo di sterminio qualche anno fa ed è stata un’esperienza orribile. Stiamo correndo il rischio che Auschwitz diventi quello che non è. I campi di concentramento e di sterminio sono ancora lì come meta di pellegrinaggio, per metterci di fronte agli abissi umani. Una sorta di memento: ricordati chi sei e quindi chi puoi essere. L’esperienza fu orribile perché mi sembrava di essere al parco di Fabriano gli ultimi giorni di maggio, quando le scuole ormai sono quasi chiuse. Risate, selfie, grida, ragazzini che si chiamano l’un l’altro. Certo, non sto dicendo che bisogna entrare lì con quelle facce ipocritamente contrite che facciamo quando andiamo a fare la comunione, ma quantomeno che si resti aperti al rispetto di quel luogo che trasuda significato. Ma che chiedo? Chiedo troppo alla società del poco.

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