L’amaro – 24/06/23

Cos’è la verità? Quest’epoca malata, trascinandosi i prodromi del tardo ottocento e del terrore degli stati etici, ci ha abituati a pensare che qualcosa come “la verità non esista”. È la versione sempliciotta di un nietzchanesimo da salotto, per cui non esistono fatti, ma solo interpretazioni. È la semplificazione della moda di postificare ogni termine per renderlo fluido e contemporaneo, Lyotardiana memoria (post-umano, post-verità, post-storico…). Il novecento poggia su dei rimossi importanti che nessuna analisi ha interesse di far guarire. Non è il luogo per fare un’apologia della verità (s’intenda, laica prima di tutto), ma forse un piccolo pensiero si può fare intorno a una realtà fattuale: con la scusa della post-verità, ogni potere non fa che intontirci e addormentarci all’interno di visioni del mondo parziali, semplici e banali. E noi ci barcameniamo in una insostenibile confusione in cui l’unica ad essere assisa sul trono è l’opinione, da sempre simbolo negativo di parzialità da superare, oggi vessillo sacro della piccineria di ognuno.

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