L’amaro – 31/08/22

Oggi è morto l’ex ed ultimo leader dell’Unione Sovietica Michail Gorbachev, l’ultimo dei quattro personaggi che hanno smantellato il vecchio mondo polarizzato. La storia è ancora troppo ideologizzata per dare un giudizio imparziale su questa dibattutissima figura del Novecento. In Occidente è stato accolto, Nobel per la pace, come un novello eroe dei due mondi. Il blocco e i comunisti lo vedono ancora come il più grande dei criminali. Sarebbe troppo complesso per questo piccolo spazio parlare di Gorbachev. Piuttosto, a trent’anni dal crollo del colosso sovietico possiamo abbozzare una piccola storia dell’illusione, l’illusione di un mondo non polarizzato, unito e in pace. Questa è l’ingenua illusione del Novecento. Come fosse stato un lungo sospiro della storia, il secolo scorso ha patito, in Occidente quantomeno, una prima metà di orrori e una seconda metà di crescente prosperità. Con una precisione quasi millimetrica. La triste realtà dell’aggressività della società neoliberista, e forse della società umana, è che ogni gruppo necessita di un nemico e di un capro espiatorio. Quando il nemico comunismo è stato sconfitto, ne è subentrato un altro: il terribile mondo dei musulmani nel Medio Oriente e questo è valso per almeno vent’anni. Oggi il nemico torna ad essere nella parte alta e continentale dell’Asia: Cina e Russia. Domani saranno altri. Perché quando l’ideologia è il potere, il vero nemico sarà sempre chi di questo potere non può disporre. Il vero nemico sarà sempre l’umanità.

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