Dilaga in tutta Europa il terrore che le rivolte francesi degli ultimi giorni possano diffondersi come una pericolosa malattia. Ciò che spaventa è che la grande massa dei rivoltosi sono stati stranieri o di origine straniera. La grande paura della famigerata soluzione etnica, lo spauracchio degli spauracchi delle destre incapaci. Basta però dare un’occhiata più attenta, se uno vuole, per capire come e perché questo non avverrà, non certo con queste modalità e in questa dimensione. La Francia, uno dei più grandi ex-imperi coloniali della storia, ha da fare i conti con il suo passato. Fino al 1945 grandi frazioni di Africa e Asia erano sotto il controllo del tricolore. Poi, un po’ la riorganizzazione del mondo post-bellica, un po’ le guerre di indipendenza hanno portato la Francia a perdere tutti i suoi territori, fino a solo pochi decenni fa. Ultimo tassello fu l’Algeria con la quale il paese europeo combatté una vera e propria guerra. Secoli di colonialismo come inteso dagli europei nell’epoca moderna, e dunque ad, esempio, profondamente diverso da quello romano, hanno prodotto risentimento, pregiudizi e odio che hanno covato e sono maturati. Bisogna poi ricordare che le ultime guerre di indipendenza sono state combattute pochissimi decenni fa e molti sono ancora in vita per raccontarle. Il risentimento reciproco, unito al sistema economico che esaspera le differenze finanziarie, ha trasformato la Francia in una polveriera, per cui basta un nulla. Si metta nel calderone che la reazione francese è quella di aver visto un fenomenale avanzamento delle destre nostalgiche del fascismo, che ha radici solidissime nella storia dell’ultimo secolo nel paese. In sostanza, scindere la storia dall’interpretazione dell’attualità è stupido e porta a fraintendimenti. Non che mi aspetti di meglio dall’opinione pubblica. In Italia non ci sono basi storiche che reggano. La nostra contrapposizione è quella dinamica Noi-Loro connaturata all’essere umano, anch’essa esasperata dall’economia. La nostra è l’Italietta, non abbiate paura. Il nostro paese, nel bene e nel male, ha smesso da troppo tempo di essere il teatro della storia. Compratevi i pop-corn e continuate con la visione.

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