18 luglio 2023

MONDO

-IL BLOCCO DEL GRANO SPAVENTA IL MONDO. Si riapre il blocco del grano nel Mar Nero e subito l’Ucraina attacca: “I russi hanno danneggiato le strutture”. Mosca replica di aver agito per rappresaglia. Per ora non ci sono notizie certe riguardo una possibile riapertura dell’accordo o le sue modalità. Sul tavolo in particolare ci sono le forniture verso l’Africa.

-DURA LEGGE SULL’IMMIGRAZIONE IN GRAN BRETAGNA. Scoppiano le polemiche in Gran Bretagna. Viene varata la legge contro l’immigrazione dall’immigrato premier Sunak. Manca solo la ratifica da parte di Carlo III. Dopo la Brexit l’U.K. si chiude sempre di più nelle sue mura.

-LA LIBIA SCHIERA L’ESERCITO CONTRO I MIGRANTI. Sul fronte con la Tunisia l’esercito si prepara a respingere le ondate sempre più importanti dall’Africa sub-sahariana.

ITALIA

-DELL’UTRI SI AVVALE DELLA FACOLTA’ DI NON RISPONDERE. Oggi era previsto l’interrogatorio per Dell’Utri sull’inchiesta relativa ai mandanti delle stragi di mafia del 1993. L’ex senatore forse è ancora troppo commosso per la morte di Berlusconi e per il generoso lascito fatto da quest’ultimo, che somiglia tanto a un monito per il futuro. Insomma, il sedicente innocente si avvale della facoltà di non rispondere, mossa tipica di chi è senza peccato e sicuro delle sue azioni. Nessuno si scandalizzerà spero.

SPORT

-OGGI LA QUATTORDICESIMA TAPPA DEL TOUR. Vingegaard ancora in vantaggio di dieci secondi su Pogacar. La tappa di oggi è a cronometro ed è l’unica del Tour con queste caratteristiche.

-CALCIOMERCATO. Shomurodov potrebbe andare a rinforzare l’attacco della neopromossa Cagliari. Il Genoa invece va in forte pressing su Retegui dal Boca. Casadei è in uscita dal Chelsea, ma ancora non è chiaro il suo futuro. Continua la telenovela Vlahovic al PSG, ma i francesi vorrebbero Kane che preferisce invece il Bayern. Anche Chiesa appare poco contento di Allegri, vera piaga che affligge la società e renderà inutile ogni movimento di mercato. Il Milan prende il 2007 Liberali, talento assai promettente. Il ragazzo è così giovane che non può ricordare nemmeno una partita dell’Italia ai campionati mondiali. L’Inter vira su Morata, sorpasso sulla Roma.

L’AMARO

Come è bello che il correttore mi muta Tajani in Tafani. Perché come le mosche i neoliberal si muovono attorno al denaro come gli insetti fanno con lo sterco. Per Feuerbach siamo quello che mangiamo, fate due più due. Il tronfio porcello degli esteri ha chiuso definitivamente all’ipotesi di un salario minimo in Italia e si giustifica così: “Non siamo mica in URSS”. Purtroppo no, caro Tajani, perché se così fosse stato non avremmo avuto mai il dispiacere di conoscere te e la tua combriccola di mafiosi che ha assunto il nome di Forza Italia. Ma veniamo a noi. Siamo a Barzellettopoli, guardiamoci in faccia. Un salario minimo nel nostro “paese” produrrebbe dei problemi ancora più grandi di quanti non ce ne siano. E io sono profondamente a favore di un salario minimo. Il problema è che una misura giusta collocata in un sistema malato e strutturalmente ingiusto rischia di accentuare ancora di più la malattia. Immaginate i licenziamenti o le casse integrazioni operate dalle aziende, anche e soprattutto piccole, per far fronte all’aumento del costo del personale. Immaginate l’equazione diabolica: aumento del costo del lavoro=aumento del costo del prodotto o del servizio offerto. Il che significa che il potere d’acquisto degli italiani resterebbe ai livelli di adesso, con un peggioramento significativo delle condizioni di vita di chi è in difficoltà. Il problema è che gente sbagliata, è ora di dirlo, apertamente e senza vergogna, persone che non meritano di essere nemmeno riconosciute come tali, confonde qualunque intervento dello stato nell’economia con lo spettro, morto anche lui, del comunismo. Dimenticano il New Deal, dimenticano Keynes, assurdamente lontani dal comunismo. Da che l’uomo è tale l’economia è sempre stato uno strumento della politica. Punto, questa è la sua ragione storica. Oggi è l’esatto contrario e il problema è strutturale, di fondo. Bisogna fare i conti con questo, anche quando si portano avanti proposte giuste e di grandi civiltà. Perché l’idea dell’economia sopra la politica non ha nulla a che fare con un’ideologia o con un pensiero, è distopia e violenza.

IL CONTO
“Il capitalismo non è intelligente, non è bello, non è giusto, non è virtuoso e non produce i beni necessari. In breve, non ci piace e stiamo cominciando a disprezzarlo. Ma quando ci chiediamo cosa mettere al suo posto, restiamo estremamente perplessi”. John Maynard Keynes. Morto nel 1946. Millenovecentoquarantasei.

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