MONDO
-ATTENTATO IN PAKISTAN. Il bilancio è di 25 morti, compresi 14 soldati, più 45 feriti. L’attacco suicida contro la biglietteria di una stazione di Quetta è stato rivendicato dal BLA, un gruppo separatista etnico baloch.
-FRONTE MEDIORIENTALE. Le forze Onu in Libano sono state ulteriormente attaccate a Naqura dall’esercito israeliano che ha abbattuto una recinzione e un edificio di cemento dell’Organizzazione. Sarebbero inoltre cinque i soldati Onu feriti. Dopo i bombardamenti israeliani di ieri a Gaza e nello stesso Libano, dove sono stati colpiti 50 obiettivi terroristici, Hamas denuncia la morte di 14 persone durante gli attacchi israeliani. L’esercito di Gerusalemme si sta inoltre preparando per un’operazione di terra nel Libano.
-ATTACCO AI GPS COREANI. Pyongyang ha lanciato una forte campagna di disturbo dei segnali GPS verso la Corea del Sud. Sono stati colpiti in particolare navi e aerei che hanno subito interruzioni operative.
ITALIA
-“UN PUNTO DI PARTENZA STORICO”. Così Xi Jinping definisce la riapertura delle relazioni italo-cinesi dopo il gelo seguito alla disdetta italiana dall’accordo per la Via della seta. Xi si è dimostrato entusiasta e caloroso nei confronti di Mattarella, definendolo “vecchio amico del popolo cinese e mio buon amico”. Le differenze di opinione tra i due paesi paiono messe da parte, nella consapevolezza che è impossibile ignorare la Cina nello scacchiere globale, essendosi candidata questa a diventare la nuova prima potenza globale. Xi si sarebbe anche aperto alla possibilità di arrivare a un mercato mondiale più libero e senza barriere. Certo, perché di questo, solo di questo si tratta. E se Mattarella vuole evitare “tentazioni di anacronistici ritorni a un mondo di blocchi contrapposti”, pare che invece questa sia esattamente la direzione in cui il mondo sta precipitando.
L’AMARO
Oggi sono trentacinque anni che il Muro di Berlino è crollato. Una data simbolica quella del 9 novembre 1989, che quest’anno il ministro Valditara ha invitato tutte le scuole a ricordare in quanto evento cardinale del progresso verso un mondo unito e in pace. Questa è un po’ la narrazione che circola attorno a questo evento, sicuramente d’impatto simbolico e di grande valore. Che mondo però lasciamo? Cosa ne è di quelle promesse con cui la mia generazione è nata e cresciuta? Oggi, trentacinque anni dopo il mondo è sempre più bipolare, teso in una acredine crescente tra un Occidente in decadenza e un Oriente febbricitante, al cui centro sta, all’erta, il focolaio del Medioriente, indeciso su quale carro salire. Un mondo in cui le grandi potenze sono tutte concentrate attorno a due conflitti in due scenari, in due diverse situazioni, ma con gli stessi attori. Un mondo in cui le promesse di prosperità economica illimitata sono diventate giuramenti di apocalisse, il prezzo giusto da pagare perché quella prosperità sia goduta da pochissime migliaia di persone nel mondo. Un mondo in cui con una mano si condanna l’ormai tramontato e sepolto imperialismo occidentale, mentre con l’altra si chiudono gli occhi per non dover condannare il neoimperialismo orientale e arabo. Un mondo in cui Rutte, il segretario della Nato, anticipando Trump, chiede agli alleati un impegno oltre il limite del 2% di spesa militare sul pil. Tante speranze, tanti sogni, tanti progetti sono stati progressivamente, in trent’anni, sacrificati sull’altare dell’unica divinità sacra a questo mondo, sua maestà il mercato, il solo dio perverso a cui abbiamo affibbiato tutte le nostre aspirazioni di libertà per esserne stupidamente sottomessi.
IL CONTO
“Il mercato può rimanere irrazionale più a lungo di quanto tu possa rimanere solvibile”. – Keynes

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