MONDO
-TRUMP E LA FRETTA SUL FRONTE UCRAINO. Come un Giano Bifronte dalle due facce, la strategia del neo presidente americano per la fine della guerra ucraina lascia tanto a desiderare, soprattutto dal lato di Kiev. Trump ha addirittura affermato che “un giorno l’Ucraina potrebbe essere russa”, lasciando poco spazio alle speculazioni sulle intenzioni degli Stati Uniti. Zelensky prova ad inserirsi e si dice pronto ad ogni dialogo con Ue e Usa, ma soprattutto vuole delle garanzie. Garanzie che al momento Trump non vuole concedere e anzi, chiede al presidente ucraino che risarcisca gli aiuti dati durante la guerra con 500 milioni di terre rare. Tutto questo mentre dalla Corea del Nord giunge nuova artiglieria a Mosca. La fretta di Trump nasconde un dato: al presidente non interessa nulla della guerra con la Russia. Il vero avversario di Trump è la Cina ed è necessario chiudere tutti i fronti per poter concentrare le risorse economiche.
-SI RISCALDA IL FRONTE IN MEDIORIENTE. Hamas ha improvvisamente interrotto lo scambio di ostaggi con Israele e, di nuovo, la colpa sarebbe di Trump. Il gruppo palestinese è infatti stanco delle minacce del presidente Usa che proprio negli ultimi giorni ha presentato il suo piano per Gaza: trasformare la striscia in una nuova costiera di lusso, sotto l’egida americana, i buoni auspici sauditi e la deportazione di migliaia di persone.
-UE, BUONGIORNO. L’Unione europea, per bocca di Von Der Leyen, si è dichiarata pronta a rispondere ai dazi annunciati da Trump. La nuova aggressività economica americana ha scosso gli addormentati burocrati europei (forse) che si sono ritrovati orfani del buon padre-Crono. Con una Germania politicamente debolissima e in campagna elettorale, prova la Francia ad alzare la testa. Macron, anche lui traballante, annuncia la necessità di un investimento colossale a livello europeo per lo sviluppo di un intelligenza artificiale competitiva.
ITALIA
-SPAZZATURA. Mentre il governo è impegnato a vendere quello che resta dello stato sociale ai grandi fondi privati, i dibattiti tra i conservatori e i progressisti sono tutti incentrati sul caso del ministro Santanchè. Falso in bilancio, truffa ai danni dell’Inps, speculazioni edilizie, multe non pagate, attività di prestanome. Insomma, se nella democrazia rappresentativa il politico è espressione speculare del popolo da cui proviene, allora nulla di meglio! Nulla di meglio che Daniela Santanchè.
L’AMARO
Trasformare la Striscia di Gaza in una nuova Costa Azzurra, un parco divertimenti (e paradiso fiscale) artificiale per i laidi padroni dell’economia mondiale. E chi ci abita? Quei due milioni di persone prima affamati da Hamas e poi decimati da Israele, che sorte per loro? Quelli sono scarti. In un mondo in cui ormai la produzione della ricchezza non passa più per la produzione industriale, ma solo per dividendi astratti generati dalle speculazioni finanziarie, la bassa forza lavoro non serve più. Quindi li deportiamo, li trasferiamo. Dove? Ma sì, in Egitto, in Giordania, pazienza, qualcuno se li prenderà! Non li prende nessuno? E allora mandiamoli in Madagascar, come avevano ben pensato i primi sionisti e i nazisti per risolvere la questione ebraica. Le due cose non sono paragonabili. In questo caso non c’è odio, non c’è volontà di estirpare alcunché. Qui l’umano non è proprio notato. Gli abitanti di Gaza sono come le macerie, da raspare via. Non andrà così, non finirà così la storia certo, ma se fosse? Se fosse ci indigneremmo tantissimo. Scenderemmo in piazza. Partirà il contest per lo slogan migliore, la challenge per la denuncia più originale. Si dirà che Trump è un nazista e Netanyahu peggio, abbasso, abbasso l’Occidente! E poi arriveranno le ruspe americane e i soldi sauditi e cominceranno i lavori. Piano piano saranno condivisi i progetti di nuove e meravigliose attrazioni! Il grattacielo più alto del mondo! Una nuova costa esclusiva! Costruzioni avveniristiche mai viste! E piano piano sui social ci saranno i primi “creator” che ci spiegheranno brevemente perché la nuova costa di Gaza è un bene per tutta l’economia mediorientale, ci faranno vedere le cinque cose più belle da visitare a Gaza, tra cui, magari, il memoriale ipocrita di qualcosa. Poi cominceranno ad arrivare i visitatori, gli investitori. I social si riempiranno di puttane che ci mostreranno quanto è bella la Nuova Striscia di Gaza, quanti piaceri puoi comprare qui, e quante poche tasse puoi pagarci. E così dimenticheremmo. Molti dimenticheranno, altri semplicemente non ci faranno più caso. Perché alla fine un palestinese che soffre a Gaza o che soffre chissà dove nel mondo a me cosa cambia?
IL CONTO
“La minaccia che pesa sull’umanità attuale non è tanto la sua potenza nel governare processi fisici quanto la sua impotenza nel dirigere ragionevolmente processi sociali”. Lorentz

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