MONDO
-LA FINE DELLA TREGUA? Scambio di minacce tra Israele e Hamas. Netanyahu richiede che Hamas liberi immediatamente gli ostaggi, come previsto dalla tregua, ma il gruppo palestinese non ci sta: non ha affatto gradito le minacce di Trump né l’accerchiamento militare a cui è tuttora sottoposta la Striscia. Israele minaccia di essere pronta ad “aprire le porte dell’inferno”. Trump ha nel frattempo sentito re Abdallah di Giordania che si è categoricamente rifiutato alla proposta del presidente americano di sfollare gli abitanti di Gaza in Cisgiordania.
-E GLI AEREI VOLANO IN ALTO TRA NEW YORK E MOSCA. Solo che questa notte non è ancora nostra. Forse è una distensione che non ha nulla per noi. Le timide prove d’amore tra Trump e Putin, presidenti di paesi dai rapporti formalmente tesi, si vanno concretizzando in telefonate sulla fine della guerra in Ucraina, ma non solo. Poco fa è stato rilasciato Marc Fogel, statunitense detenuto in Russia. La Casa Bianca esulta, si prende il merito e crede di vedere spiragli per una fine veloce della guerra. Z
-ZELENSKY APRE ALLO SCAMBIO DI TERRITORI. Il presidente ucraino si dice disponibile, in un eventuale tavolo di pace, a scambiare il Kursk, regione russa occupata attualmente da forze ucraine, con un’altra parte di territorio occupato dai russi. Non è chiaro in questo che ruolo possa giocare l’Europa. Zelensky si augura che l’Ue sia garante dei patti, perché si fida poco di Trump. Comprensibile.
-TRUMP GIOCA A SCACCHI CON LA MORTE. Come nel più celebre film di Bergman, in una parodia che lascia a desiderare, Trump appare sempre di più completamente fuori controllo, anche se uno schema d’azione è più che mai chiaro. La notizia è che due navi da guerra americane sono passate nello stretto di Taiwan, suscitando l’ira della Cina.
ITALIA
-I FASTIDI DI MELONI. All’assemblea nazionale della Cisl Meloni ha affermato, che occorre “Superare la visione conflittuale di alcuni sindacati”, con chiari riferimenti, evidentemente, alla Cigl di Landini. Affermazione che si commenta da sé. Posto che quelli di oggi possano definirsi tali, un sindacato non conflittuale non è un sindacato, ma un’associazione di categoria ai fini del controllo sociale.
-FINE VITA E’ LEGGE. La Toscana è la prima Regione italiana ad aver approvato una legge sul fine vita.
L’AMARO
L’inno italiano è inclusivo? Secondo una cantante che deve il suo successo a un talent show no. Il problema del Canto degli Italiani sarebbe che comincia proprio con l’appello: “Fratelli d’Italia” e commenta la cantante: “E le sorelle?”. Un tema di cui si è occupata anni fa anche la Chiesa Cattolica quando ha avuto modo di modificare il Messale Romano “Confesso a Dio onnipotente e a voi fratelli e sorelle…”. Ma oltre i cinque minuti di celebrità, quelli utili a farsi appuntare la spilletta “Io sono progressista, che significa inclusività? “Ecco il maschio bianco etero che viene a spiegarmi le cose”. Se hai pensato questo forse questo non è il quotidiano per te. Inclusività è la parola che esprime oggi un grande inganno in cui il progressismo è prigioniero da più di trent’anni. Dalla fine del comunismo, infatti, le forze progressiste non hanno più elaborato alcuna visione del mondo e sono stati riassorbiti da quella tradizione liberale e liberista che ormai ci scorre nelle vene. Inclusi, certo, ma in cosa? Questo non si chiedono mai. Il punto centrale di ogni teoria sociale e politica che non sia giustificazionismo non può vertere intorno all’inclusività, ma sul mantenere viva la negatività di quello che non può farsi riassorbire. Inclusione non è il contrario di esclusione, ma è il suo correlativo. Tutti siano inclusi affinché nessuno sia incluso in questo sistema post-religioso in cui, al posto dei miti sacri ve ne sono altri. In particolare il mito dei diritti, di pienissima tradizione liberale. Dietro la maschera di diritti (che per lo più rimangono sulla carta, basta guardarsi attorno), si nasconde un sistema di dominio sotterraneo che di quei diritti non sa che farsene. Un solo diritto esiste nel mondo liberista: quello di poter accedere liberamente a un mercato che libero non è. Il resto sono specchietti per le allodole, strumenti di controllo sociale. In questo volete essere inclusi? Contenti voi. Più il progressismo si occupa del formalismo meno sarà in grado di rispondere dei problemi dell’uomo concreto e sfruttato più che mai, che poggia le sue ginocchia su questa terra.
IL CONTO
“Quel che importa non è la nostra vittoria, bensì la nostra resistenza”. Mauriac

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