13 febbraio 2025

MONDO

-HAMAS CEDE, ISRAELE CHIEDE. Dopo le ultime tesissime giornate Hamas ha affermato che rilascerà alcuni ostaggi tenuti prigionieri, ma non tutti. Non è chiaro se questo basterà alla distensione. Anche perché Israele sta temporeggiando sul fronte libanese. Netanyahu ha chiesto che si possa far slittare al 28 febbraio l’ultimatum per il ritiro delle sue truppe dal Libano. Una scadenza che era già stata prorogata. Ormai è inopportuno sottolineare ancora il doppiopesismo.

-TRUMP: NO ALL’UCRAINA NELLA NATO. Il presidente statunitense ha dichiarato che l’adesione di Kiev all’Alleanza Atlantica sarebbe irrealistico. Nascosto dietro lo scudo della Realpolitik, Trump continua a strizzare l’occhio a Putin nell’ottica di una pace che, pericolosamente, somiglia sempre di più ad una spartizione di zone d’interesse. L’UE, per bocca dell’alto rappresentante Kallas, vuole essere a tutti i costi nel tavolo delle trattative, e senza dubbio vi sarà, forse solo per ribadire ulteriormente la sua marginalità. Anche perché la Cina è interessatissima a sedere a quel tavolo.

-MUSK E’ NATO. La versione reale di Lex Luthor, quella di cui non abbiamo bisogno, ma che forse ci meritiamo, Elon Musk, ha affermato che la Nato è un sistema ormai obsoleto e va cambiato. Se siamo senza dubbio d’accordo con la prima parte dell’affermazione, la seconda mi inquieta. Soprattutto alla luce della nuova (vecchissima) dottrina trumpiana secondo cui il vero e unico nemico da sconfiggere è la Cina. La presenza di un personaggio come Musk, una gigantesca bolla finanziaria vivente, nel governo americano è spaventosa, ma per un vecchio motivo: il capovolgimento ormai completo dei rapporti tra economia e politica. E cavalcando l’onda il segretario generale Rutte afferma che i paesi devono ora superare la soglia del 3% del pil sugli investimenti militari per continuare a restare nell’Alleanza.

-VIRATA A DESTRA. In Grecia è stato eletto presidente Konstantinos Tasoulas, leader del partito conservatore Nea Demokratia. Giurerà tra un mese esatto. In Austria invece è sempre più caos. Dopo la vittoria dell’ultradestra alle elezioni, è fallito il tentativo di dialogo con i popolari per formare una maggioranza e quindi un governo. Si palesa la possibilità di un ritorno alle urne, ma il partito vincente, l’Fpo, non ci sta. In Germania Scholz tenta l’ultima carta disperata per strizzare l’occhio alla pancia popolare del paese che ha perduto: annunciati controlli più severi alle frontiere per combattere l’immigrazione clandestina. Eppure il successo di Afd, sembra non avere ostacoli per ora. Alternative fur Deutschland ha ricevuto anche la benedizione di Orban. L’asse delle destre europee in formazione pare più concreto che mai.

ITALIA

-UNA CARRELLATA. Nello scenario internazionale che abbiamo appena raccontato quali sono le priorità della classe politica nostrana? Una veloce carrellata. Per Piantedosi il progetto dei centri in Albania piace all’Europa (ma Mattarella rassicura: “Gli italiani sono accoglienti”). Quindi tutti tranquilli. La legge sulla settimana lavorativa corta è intanto nuovamente in stand-by, e nel frattempo Salvini punta tutto sulla pace fiscale. Evviva, evviva i grandi evasori! Opposizione e maggioranza però hanno trovato un punto d’incontro finalmente, su un tema che da tempo lasciava gli italiani col fiato sospeso: una legge contro il body-shaming e l’istituzione di una giornata dedicata a maggio. Sì, è bello sapere che di fronte alle grandi questioni di interesse nazionale la politica è unita e salda.

L’AMARO

C’è una nuova categoria di migranti. Sono spinti dalla fame, non riescono ad arrivare alla fine del mese e attraversano il Mediterraneo. Che c’è di nuovo? Che stiamo parlando dei pensionati italiani, molti dei quali si stanno trasferendo in Tunisia perché il costo della vita nel nostro paese, soprattutto nelle grandi città, è diventato insostenibile. E’ strano però, qualcosa non torna. Una notizia degli ultimi giorni ci aveva assicurato che per la prima volta gli stipendi stavano crescendo di più rispetto all’inflazione. La narrazione però è tutto, anche in questo caso. Ed è così che una buona notizia in realtà buona notizia non è. L’effetto ottico è simile a quando, dopo il primo anno di pandemia, abbiamo registrato un aumento sensazionale della produzione e del pil. Certo, un aumento senza precedenti c’è stato, ma il punto di partenza era pressoché nullo. Nel 2024 gli stipendi sono cresciuti in media del 3,1% (una miseria spacciata per trionfo) e l’inflazione dell’1,3%. I dati statistici sono chiarissimi. Ma. Qual era il punto di partenza? Nei soli 2022 e 2023 l’inflazione è cresciuta del 15,4% e gli stipendi, già tra i più bassi nell’eurozona, non si sono mai adeguati. Insomma la vita in Italia non è economicamente sostenibile per il ceto medio. Non è una notizia, né una novità, solo una triste conferma. Però presto sarete protetti: nessuno potrà più dirvi quanto siete brutti, perché non è colpa vostra. Già. Non è colpa nostra.

IL CONTO

“Se una libera società non può aiutare i molti che sono poveri, non dovrebbe salvare i pochi che sono ricchi” J. F. Kennedy (che mi tocca citare)

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