15 febbraio 2025

MONDO

-RILASCIATI ALTRI TRE OSTAGGI ISRAELIANI. La tregua per ora, pur fragile, regge. Sono stati rilasciati altre tre ostaggi da parte di Hamas. Durante la solita manifestazione che ha accompagnato sin ora i rilasci, sono comparsi cartelli eloquenti rivolti al piano proposto da Trump: “Nessun trasferimento” o “Non c’è emigrazione se non verso Gerusalemme”. Restano ancora quattordici ostaggi vivi e nove morti sono ancora a Gaza.

-IL DESTINO DELL’UCRAINA. Zelensky lancia un appello, che non nasconde tutta la sua paura. “Senza gli Stati Uniti l’Ucraina ha poche possibilità di sopravvivere”. Parole che esprimono tutto il disagio per questa nuova situazione nella quale una pace appare più vicina, ma l’Ucraina è sempre più lontana dall’avere qualche rilevanza nelle trattative. Nel frattempo un drone russo ha bombardato ieri il sarcofago di cemento di Chernobyl, ma il Cremlino nega.

ITALIA

-FINE VITA, I DUBBI DELLA DESTRA. Dopo la legge approvata in Toscana sul fine vita, si apre il dibattito in seno alla maggioranza. Mentre permangono i dubbi sull’eticità di questo provvedimento e gli slogan sulla difesa della vita ad ogni costo, I vari leader di Lega, FdI e FI sostengono la necessità di una legge nazionale a riguardo. Fratelli d’Italia e Forza Italia parlano addirittura di una fuga in avanti della Toscana. Quindi l’autonomia delle regioni e il federalismo amministrativo e sanitario vanno bene solo quando si allineano alle direttive centrali, solo quando le risorse possono essere distribuite in maniera iniqua. Chiarissimo.

L’AMARO

Siamo arrivati al fine settimana, oggi l’amaro è leggero. Leggero come l’ipocrisia che può essere tollerata. Due paroline su Sanremo. Durante questa quarta edizione Contiana del Festival della Canzone, la prima dopo gli anni di Amadeus, stiamo assistendo a una strana narrazione. Delle critiche che possono essere mosse al Festival (e in generale ce ne sono), alcune mi fanno riflettere. Si accusa Sanremo di essere troppo poco impegnato sui grandi temi sociali, l’assenza di monologhi e di presa di posizione contro guerra, immigrazione, crisi climatica. Insomma si accusa il Festival della Canzone italiana di essere troppo, fin troppo, incentrato sulle canzoni. Soprattutto le critiche vengono dagli oppositori dell’attuale maggioranza, che avrebbe fatto pressioni a proposito sul Festival. Cosa che potrebbe essere anche accaduta. Però mi chiedo: cosa vi aspettate da Sanremo? Che vi faccia pensare, riflettere, cambiare idea, prendere posizione sull’andamento del mondo? Che vi dia una visione diversa, inedita, nuova? Forse avete sbagliato programma. Forse, per l’ennesima volta, le forze pseudo-progressiste hanno scambiato i veri luoghi di opposizione con i teatrini dello spettacolo. E’ triste che una parte dei nostri “”intellettuali”” ricerchi edificazione nell’iniziativa più nazional-popolare che possa esistere. La dice lunga sulla preparazione e insieme sullo snobismo di questa massa a-critica. Oppure forse il problema è che, privandolo del pacchettino di apparente impegno civile e buone intenzioni, il prodotto appaia per quello che è: un Festival di canzoni, la maggior parte delle quali completamente indistinguibili dalle altre e da quelle delle edizioni precedenti, una pura indicazione di mercato dell’industria discografica. Ma fors’anche così. Il Festival è puro intrattenimento e, a volte, va bene così, va benissimo così. Chi ha bisogno di cercare edificazione in ogni cosa, forse è poco convinto delle sue idee e ha bisogno di essere continuamente rassicurato di ciò che già pensa.

IL CONTO

“Questa non è cultura, è pedanteria, non è intelligenza, ma intelletto, e contro di essa ben a ragione si reagisce. La cultura è una cosa ben diversa.” Gramsci

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