MONDO
-LE SORTI DELL’UCRAINA. Trump ha dichiarato che Putin non ha respinto un cessate-il-fuoco e ha riferito di aver avuto colloqui positivi con il leader russo e con Zelensky. Trump ha annunciato che sono state delineate le linee guida di un possibile accordo per l’Ucraina e che una “tregua totale” potrebbe essere imminente. In questo contesto, i leader occidentali si incontreranno a Parigi per discutere delle garanzie di sicurezza da offrire a Kiev. Tra le ipotesi sul tavolo, il presidente francese Emmanuel Macron ha chiesto al segretario generale dell’Onu, Antonio Guterres, se i Caschi Blu possano essere impiegati in Ucraina, dato che Mosca non accetterebbe la presenza di truppe europee come peacekeepers. Guterres si è detto disponibile, pur senza entusiasmo. Il piano di sicurezza prevede un meccanismo a quattro livelli: Caschi Blu non europei nella zona demilitarizzata, forze ucraine sul territorio, un contingente dei “volenterosi” (probabilmente a ridosso del confine occidentale) e infine una garanzia di protezione da parte degli Stati Uniti. Washington sarebbe disposta a fornire il proprio supporto solo se Kiev accettasse un’intesa sui minerali strategici. Zelensky ha accolto con scetticismo l’eventuale coinvolgimento dell’Onu, sostenendo che non fornirebbe una protezione efficace contro eventuali nuove aggressioni russe. Nel frattempo, gli alleati europei continuano a rafforzare il sostegno militare all’Ucraina.
-CONTINUANO I BOMBARDAMENTI SULLA STRISCIA. Ieri è stato colpito, a Gaza, un ospedale turco. Ankara subito ha condannato l’atto. Atto deliberato oppure sfida lanciata da Gerusalemme a Erdogan? In ogni caso i bombardamenti sulla Striscia proseguono e Israele si dice pronta ad annettere parti di Gaza. Parigi, Berlino e Londra chiedono di ritornare immediatamente alla tregua.
ITALIA
-COLLOQUIO SALVINI-VANCE. Tra bagarre e inutili polemiche, una notizia ci pare utile riportare: Salvini, ministro dei trasporti, ha avuto una telefonata di 15 minuti con il vicepresidente Usa J.D. Vance, durante la quale ha discusso delle relazioni tra Italia e Stati Uniti. Al centro del colloquio, secondo la Lega, c’è stata la volontà di organizzare una missione negli Usa con imprese e investitori per rafforzare la partnership economica tra i due Paesi, con particolare attenzione al Made in Italy. Salvini ha inoltre elogiato l’eccellenza americana nel settore della connessione satellitare, un chiaro riferimento a Starlink, e ha evidenziato le competenze italiane nelle infrastrutture stradali e ferroviarie. Si è anche ribadita un’intesa su temi politici come la lotta all’immigrazione illegale e la necessità di una pace duratura in Ucraina. Salvini ha colto l’occasione per invitare Vance alle Olimpiadi di Milano-Cortina 2026 e i due si sono ripromessi di rimanere in contatto. La telefonata, però, ha suscitato tensioni all’interno del governo italiano. E giustamente. Fonti vicine a Giorgia Meloni hanno espresso fastidio per l’iniziativa autonoma di Salvini, che non sarebbe stata concordata con Palazzo Chigi né con il ministro degli Esteri Antonio Tajani. Perché il ministro dei trasporti ha preso simili iniziative?
L’AMARO
Se e quando ci fosse chiesto di combattere per il nostro paese, voi andreste? Francamente è allucinante che una simile domanda non appartenga al mondo della fantasia, ma a qualche tipo di possibilità vagamente concreta. Ebbene gli italiani andrebbero a combattere per il paese? E’ stato svolto di recente un sondaggio a livello globale per capire in quali percentuali i cittadini dei diversi paesi sarebbero pronti a imbracciare il fucile. Il quadro in Europa, si, quella stessa Europa che deve riarmarsi, è eloquente. I paesi più disponibili a difendere la propria patria sono quelli che si sentono in qualche modo minacciati o vicini ad altri conflitti. Il picco lo raggiunge la Finlandia con il 74%. Negli altri paesi dell’Europa dell’est comunque si raggiunge il 40%. Nell’Europa occidentale invece le cose cambiano drasticamente. Solo il Portogallo raggiunge supera il 30% (39%). L’Italia è il fanalino di coda. Solo il 14% degli italiani sarebbe disposto a combattere per il proprio paese. Persino prendendo in considerazione tutto il mondo siamo tra gli ultimissimi. Cerchiamo di capire ancora un po’. In quali zone del mondo si raggiungono invece le percentuali più alte? Prima di tutto, come è immaginabile, i paesi già in guerra o che si percepiscono in pericolo, sono chiaramente più disposti a combattere. E’ naturale. Oltre questi però troviamo, al primissimo posto i paesi del Medio-Oriente, l’India e i paesi del Sudest Asiatico. C’è qualcosa che accomuna queste zone del mondo: tutte hanno un sentimento identitario molto forte. Si tratta, nel bene e nel male, di comunità che hanno chiaro il senso della propria cultura. Viceversa in Europa e nel mondo occidentale con precisione, dove sotto la spinta delle perversioni statunitensi si sta perdendo ogni direzione, ogni identità, ogni spirito culturale, nessuno sa più chi è. E, di conseguenza, nessuno, me compreso, ha intenzione di mettere a repentaglio la propria vita per il nulla. Dirò di più. Se vi fosse qualcosa da difendere sarei non certo felice, ma disponibile a rispondere alla chiamata. Invece è tutto così svuotato del suo senso, tutto così ferocemente depauperato, che in pochi sono disposti a spendersi tutto per il nulla. Oppure queste sono solo chiacchiere di un tardivo romantico. Forse si tratta soltanto del vecchio adagio: “Tempi felici producono uomini molli, uomini molli producono tempi difficili”. Chi lo sa. Del resto abbiamo un po’ giocato. Se dovesse davvero coinvolgerci una guerra non avremo il lusso di scegliere.
IL CONTO
“La guerra non farà mai finire alcuna guerra, nel migliore dei casi sarà stata una guerra in più”. Gino Strada

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