17 settembre 2025

MONDO

-GENOCIDIO. Israele ha cominciato l’invasione di terra nella Striscia di Gaza con fanti e carri armati. Si contano già decine di morti. Quella che sembra l’avanzata finale di una mattanza lunga tre anni non ha lasciato indifferenti le istituzioni mondiali. Ieri in particolare si è segnata una tappa importante. L’ONU ha dichiarato che ci sono effettivamente gli estremi per parlare di genocidio da parte di Israele sulla popolazione di Gaza. I commissari dell’Unione Europea hanno deciso l’avvio di un pacchetto di sanzioni verso Gerusalemme. L’Italia si è espressa contro questa decisione. A Doha, capitale qatariota colpita qualche giorno fa da Israele, sono a rischio gli accordi di Abramo in un vertice arabo-islamico di condanna alle azioni del governo di Gerusalemme.

-RUSSIA-UCRAINA: TREMA L’OCCIDENTE. Dopo le violazioni degli spazi aerei polacco e romeno, paesi membri dell’Alleanza Atlantica, si è acceso lo stato di allarme da ambo i lati. Putin ha seguito in prima persona le esercitazioni congiunte con la Bielorussia al confine con la Polonia e il governo di Varsavia ha già disposto l’esercito ai confini, in collaborazione con la Nato, volendo rafforzare la sicurezza. Di fatto preoccupano le dichiarazioni del portavoce del Cremlino Peskov: “Di fatto la Nato è già in guerra con noi”. Parole terribili, pesanti e pericolose. Il clima si sta surriscaldando pericolosamente in questa fine d’estate. Si aggiunge anche la richiesta di Zelenski che vorrebbe dalla Nato ulteriori 100 milioni di finanziamenti militari anche in caso di pace. Von Der Leyen si aspetta intanto più pressioni da parte di Trump su Putin.

-TRUMP PUNTELLA IL SUO POTERE. L’assassinio dell’attivista repubblicano Charlie Kirk ha fornito un assist importante al governo Trump per porre al centro il tema della sicurezza interna negli Usa. Il vicepresidente Vance vorrebbe prendere in mano il movimento studentesco di Kirk e rafforzarlo ulteriormente, rendendolo di fatto una costola del partito. Trump, dopo aver denunciato per calunnie il New York Times, minaccia di attivare lo stato d’emergenza nazionale a Washington, dopo che il sindaco si è opposto ai nuovi agenti anti-immigrazione. Insomma, su più fronti, Trump non usa più mezze misure. O meglio, ne usa ancor meno del solito.

-NUOVI MORTI NEL MEDITERRANEO. Un barcone a largo della Libia, su cui viaggiavano dei migranti, si è incendiato. I morti accertati sono cinquanta.

ITALIA

-LA SEPARAZIONE DELLE CARRIERE INASPRISCE IL CLIMA. La maggioranza dà il via libera alla riforma giudiziaria sulla separazione delle carriere. Le opposizioni sul piede di guerra. Il clima politico è sempre più teso, non solo in vista della stagione delle elezioni regionali, ma anche per riflesso della situazione internazionale. E se Crosetto è costretto ad ammettere la non adeguata preparazione del nostro paese a una guerra (vedasi lo stesso paese, la stessa acconciatura, ma nel 1939), le opposizioni, Schlein in testa promettono battaglia. Battaglia che già infuria in quel di Genova dove l’opposizione di centrodestra rispetta un minuto di silenzio per Kirk e la maggioranza acclama: “vi abbiamo già appesi una volta”.

L’AMARO

Prendere posizione. Sono passati svariati mesi, la pausa è stata lunga, ma il pensiero non si è fermato. Tante volte, di fronte a tante vicende mi sono chiesto: ma tu come la pensi? Ecco come mi sono provvisoriamente risposto, se esiste una risposta. Che non si accusi l’Amaro di essere partigiano di una parte o dell’altra.

ISRAELE-PALESTINA. Non credo nella soluzione dei “Due popoli due paesi”, ma più per misero realismo che per convinzione di principio. Si tratta dell’auspicabile forse, ma nulla di più. È una soluzione che non può funzionare almeno dalla Crisi di Suez. Figuriamoci oggi. Non penso che quella tra Israele e Palestina sia una guerra. Una guerra presuppone due entità in grado di affrontarsi. Questa è una mattanza nascosta dalla (pur legittima) lotta al terrorismo. Il diritto alla propria esistenza è sfociato nel desiderio malcelato tra l’altro di pulizia etnica. E non lo dico io, sono i membri dello stesso governo israeliano ad ammetterlo senza ritegno. Non si può non condannare quello che sta facendo Israele a Gaza. Non si può non voler sostenere il popolo in rovina che sopravvive nella Striscia. Questa vicinanza però non può trasformarsi nel sostegno ad Hamas, violenta e corrotta cellula dei Fratelli Musulmani, prima causa dei mali del popolo di Gaza. In tutto il mondo, dove è presente questa organizzazione, il popolo è vessato da un’ideologia di morte, potere e terrore mascherata da religione. I primi a sentirsi offesi e indignati di questo dovrebbero essere proprio i numerosissimi fedeli musulmani in tutto il mondo. Non riconoscere questo, da parte nostra, significa essere disonesti e ciechi. Allo stesso modo ritengo che la condanna ferma e decisa di tutto l’operato del governo Netanyahu non possa mutarsi in un bieco antisemitismo generalizzato.

NATO-RUSSIA. La posizione della Nato è ridicola da almeno un anno, da quando ossia l’Alleanza si è accordata per l’obiettivo del 5% di investimenti militari sul pil delle nazioni. L’impressione, ma sarà un’impressione, è che non si stia più nella pelle all’idea di una guerra. Le azioni sconsiderate della Russia, volute o non volute, danno l’idea di un paese che stia giocando con il fuoco, come un bambino incauto che tenti di rubare la carne dalle fauci del lupo addormentato. Quanto può estendersi la mano senza che il lupo morda? Fa impressione che solo quattro anni fa la parola guerra non poteva nemmeno essere pensata, mentre oggi è tranquillamente sulla bocca dei governanti e delle istituzioni, notoriamente i primi degli ipocriti e dei millantatori. Se quindi loro utilizzano con tanta disinvoltura questi termini, cosa dobbiamo aspettarci? Radicalmente resto contrario.

DESTRA-SINISTRA. Mi dispiace anche doverlo mettere così chiaramente per iscritto. Se pensiamo alla suddivisione della politica in destra e sinistra nella maniera in cui lo si è fatto fino a 30 anni fa, stiamo prendendo un granchio. Sarebbe come pensare la nostra economia con le categorie della prima rivoluzione industriale. Quel tipo di scacchiere politico nelle democrazie rappresentative d’occidente, al momento, non esiste più. Esiste senza dubbio un conservatorismo, esiste senza dubbio un progressismo, ma entrambi all’interno della stessa visione del mondo che è quella neoliberista-liberale. Questo è quanto. A essa appartengono Kirk, Trump, Meloni e Orban come Biden, Sanders, Sanchez e Schlein. Lo spettro politico è esattamente lo stesso. È forse proprio per questo che si vanno rafforzando la tensione e la violenza politica. Nessun conflitto è infatti tanto grande se non all’interno della stessa grande visione del mondo. Allo stesso modo le argomentazioni di ambo le parti diventano sempre più becere, superficiali. Per questo motivo a farne le spese è soprattutto il progressismo che vorrebbe ereditare il ruolo della sinistra storica, e per un semplice motivo: non può farlo. Ed ecco che ci appare come ipocrita, inefficace, idealista: effettivamente, lo è. Lo è perché vorrebbe parlare di lavoro equo e giustizia sociale senza proporre una visione del mondo radicalmente alternativa dove questi due sarebbero possibili. Lo è perché vorrebbe estendere il più possibile la sfera dei diritti senza radicarli in un sistema di doveri e in un contesto dove possano essere concretamente garantiti. Lo è, infine, perché si è arrogata quella presunta superiorità morale di un certo filone della sinistra post-bellica che purtroppo però non può ereditare perché non ne fa parte e non ne incarna né propone i valori. Resta così soltanto un’altezzosa spocchia che la rende ancora più incomprensibile e lontana proprio da quel popolo, da quella massa viva che ha smesso di voler educare e accompagnare.

IL CONTO

Se non è rispettata la giustizia, che cosa sono gli stati se non grandi bande di ladri? – Sant’Agostino

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