MONDO
-INIZIATI I NEGOZIATI PER GAZA. Sotto le minacce di Trump, sono iniziate le trattative tra Israele e Hamas per la pace. O quantomeno per la fine delle ostilità. Netanyahu tiene il punto sul rilascio immediato degli ostaggi, visto come conditio sine qua per procedere nel dialogo. Un altro perno cruciale per Tel Aviv è la smilitarizzazione completa della Striscia e la possibilità di mantenere in essa la presenza del proprio esercito. Hamas spinge invece su una tregua totale e soprattutto sul ritiro completo dell’esercito israeliano. Il gruppo palestinese al momento non accetta alcuna ingerenza internazionale sul futuro della Striscia e malsopporta anche la presenza dell’autorità palestinese di Cisgiordania. L’esercito israeliano è pronto a continuare l’avanzata. Nella sola giornata di ieri sono morte altre 60 persone.
-NON VA PIU’ DI MODA? La guerra in Ucraina prosegue senza sconti per niente e nessuno. Eppure siamo ormai ai margini della cronaca. Dopo il violento attacco su Leopoli che ha coinvolto anche un treno con 110 italiani a bordo, l’Ucraina ha inviato 251 droni in Russia, tutti abbattuti nella notte. Riesce però l’attacco russo all’impianto energetico di Chernihiv, causando importanti disagi.
-NUOVO GOVERNO INSTABILE IN FRANCIA. A Parigi il neonato governo ha già rassegnato le sue dimissioni a Macron: ha maggioranza nell’Assemblea nazionale. L’obiettivo centrale del governo era quello di far approvare un bilancio entro la fine dell’anno. La Francia si conferma nel pieno di una colossale crisi politica.
ITALIA
-ELEZIONI REGIONALI IN CALABRIA. Ieri e oggi si vota in Calabria, ma l’affluenza nella giornata di ieri ha sfiorato il ridicolo: 29,08%. Oggi c’è tempo solo fino alle ore 15. Ancora una volta a perdere è la partecipazione politica stessa.
-IN PENSIONE SOLO A 64 ANNI. Solo? Sì, ma solo per chi li compierà nel 2027 e poi forse, dipende se passa la manovra. L’ennesima manovra tappabuchi in un sistema al collasso completo. Però, Meloni, l’importante è fare dabbene la cagnetta scodinzolante di Trump: “Il suo piano di pace squarcia le tenebre”. Eh si, vero verissimo.
L’AMARO
Su questa testata ci siamo espressi più volte sul senso e il significato dello sciopero, del manifestare e delle loro conformazioni contemporanee. Abbiamo criticato certe modalità e non abbiamo a volte fatto sconti. C’è però un “ma”, grosso come un Ministero. Le parole dei rappresentanti del governo sono state infatti assai pericolose negli ultimi tempi, quando si è parlato di sciopero. Dalle dichiarazioni di Salvini (“chi sciopererà ne pagherà personalmente le conseguenze”), che per primo ha diffuso la falsa notizia dell’illegittimità dello sciopero, a quelle infastidite di Meloni (“ma quale Gaza, questo è un pretesto per attaccare me”), possiamo comprendere facilmente come per questa maggioranza sia complesso gestire il malcontento e il dissenso in particolare? Fascisti? Macché. È un problema di contenuto, di un contenuto che non c’è. Il danno è che contenuto se ne cerca disperatamente anche da parte opposta. Da una parte è sempre un buon segnale che gli scioperi infastidiscano la classe dirigente, ma dall’altra è pericoloso quando a spazientirsi sono gli stessi cittadini, siano essi imbambolati dalle parole dei governanti o meno. Questa è un’altra caratteristica che sta emergendo e che desta preoccupazione. Non si tratta semplicemente della sfiducia nel sistema-sciopero-manifestazione, che condivido in pieno per i motivi che chi legge L’Amaro conosce. È piuttosto una sorta di fastidio, come se si avesse un terrore incommensurabile nel vedersi le proprie attività quotidiane scombussolate da qualche disagio. E la responsabilità, ancora una volta, è di quella tradizione che ha scollato ogni sua relazione con la massa che doveva proteggere e educare, ma che invece ha allontanato, chiusa in un certo snobismo.
IL CONTO
Lo snobismo si può definire all’ingrosso il piacere di guardare gli altri dall’alto in basso. – John Russell

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