• 9 ottobre 2025

    MONDO

    -ACCORDO PER GAZA RAGGIUNTO. Alle 11, ora italiana, sarà firmato il primo accordo tra Israele e Hamas, che prevede la sospensione dei combattimenti e il rilascio dei 20 ostaggi ancora in vita. Nel fine settimana giungerà in Egitto lo stesso Trump promotore del piano e ringraziato da ambo le parti. Da questa mattina sono in atto festeggiamenti in tutta la Striscia. L’esercito israeliano ha già avviato i preparativi e ha definito un protocollo per ripiegare. Dichiarazioni di sollievo stanno giungendo da parte di tutti i leader del mondo. Ora si attende l’arrivo, finalmente, degli aiuti umanitari.

    -NUOVI BOMBARDAMENTI RUSSI. Almeno tre morti nella regione ucraina di Sumy. Questo il bilancio del bombardamento di ieri sera da parte dei russi. Non si fa attendere la risposta ucraina: durante la notte dei droni hanno colpito l’impianto di gas russo di Lukoil. Le dichiarazioni del Cremlino sono sempre più aspre: “Lo slancio dell’incontro tra Putin e Trump in Alaska si è esaurito, e la colpa è dell’Europa”. Dichiarazioni, in realtà, che non possono che far piacere allo stesso Trump, per cui un’Europa debole e una Russia concentrata contro di essa sarebbe una vera manna dal cielo. Dispiace vedere le “istituzioni” fittizie di questa organizzazione internazionale fittizia chiamata Unione Europea abboccare in maniera idiota.

    -LECORNU SI ARRENDE. Il primo ministro francese dimissionario non è riuscito a trovare un accordo per un formare nuovo governo. Le consultazioni sono miseramente fallite e ora Macron, con un economia in piena crisi, pensa a un governo tecnico, su suggerimento dello stesso Lecornu, che regga fino alle elezioni presidenziali del 2027. Destra e sinistra, Le Pen e Mélenchon, spingono per tornare subito alle elezioni.

    ITALIA

    -OGGI SI VOTA SUL CASO ALMASRI. Oggi la Camera è chiamata a decidere se respingere la richiesta di processo per i ministri Nordio e Piantedosi e per il sottosegretario Mantovano. Il caso è quello spinosissimo del rimpatrio del criminale libico Alamsri, ricercato dalla corte internazionale e rimpatriato beatamente con un volo di stato dal nostro paese. A prescindere dal voto la situazione è grave in entrambi i casi: se i ministri erano a conoscenza di tutto, allora hanno deliberatamente violato il diritto internazionale, probabilmente nel nome di loschi interessi sottobanco; se i ministri non erano a conoscenza di tutto allora deve esservi in Italia una pericolosa sproporzione tra i poteri del servizio segreto e quelli della politica.

    L’AMARO

    Oggi finisce una guerra? Probabilmente sì. Andiamo verso un mondo migliore? No, purtroppo no, e credo che nessuno, dotato di un po’ di buonsenso, possa pensarlo. Perché il nostro è un mondo in guerra che rimane in guerra, e soprattutto perché ora Trump ha la mente più libera per occuparsi di Russia e soprattutto di Cina. Non voglio diffondere sfiducia e disfattismo. Mi unisco alla gioia del popolo di Gaza per la fine di questa mattanza indegna. Il cuore di tutti i giusti deve essere più leggero. Però va aguzzata la vista: poco meno della metà del nostro mondo è in guerra. La nostra miopia mediatica deve essere accesa anche sui conflitti dimenticati. L’Africa in particolare è teatro di sangue, ma gli occhi e l’attenzione di tutti, anche di quelli a cui piace farsi passare per più attenti, è altrove. Nella “Repubblica Democratica” del Congo, al momento, ci sono 7.5 milioni di sfollati e altri 21 milioni sono in condizioni disperate tra abusi, violenze e assassinii che non risparmiano né civili né donne né bambini. Senza contare le condizioni igienico-sanitarie disperate. In Etiopia, nella regione nord del Tigrai, ci sono stati quasi 300.000 morti e tutt’ora le condizioni umanitarie sono oltre la disperazione. È in atto un vero e proprio genocidio nei confronti della minoranza tigrina. Purtroppo non si sa molto a causa di un durissimo blocco. Nella guerra civile in Sudan ci sono 10 milioni di sfollati, di cui 5 sono bambini. I civili uccisi sono più di 20.000, in soli due anni. Simili situazioni nel Mali, Burkina Faso e Niger. Per non parlare della Somalia. Nello Yemen è in atto una delle crisi umanitarie più gravi che l’umanità abbia mai visto, a causa della violentissima guerra civile in corso. Potrei proseguire. Ci sono 56 conflitti attivi nel mondo. Ci vuole coraggio per denunciare, ancora più coraggio per portare queste situazioni all’attenzione dei media, e persino ci vuole più fegato per farlo. Perché per guardare negli occhi lo schifo di questo mondo dobbiamo avere uno stomaco che io non possiedo. Andiamoci piano quindi quando parliamo di pace. Soprattutto quando qualcuno propone quella merda di Trump per il Premio Nobel.

    IL CONTO

    La guerra non farà mai finire alcuna guerra, nel migliore dei casi sarà stata una guerra in più. – G. Strada

    marzo: 2026
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Alda Merini